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LUCA JELMONI: DRONI IN TICINO

LUCA JELMONI: DRONI IN TICINO

DRONI IN TICINO

DALL’OSPEDALE CIVICO ALL’OSPEDALE ITALIANO IN VOLO

Intervista al Direttore dell’Ospedale Regionale di Lugano (ORL), Ing. Luca Jelmoni.

 

Dalla metà del mese di marzo fino agli inizi di aprile, si è svolta la prima fase pilota del servizio di ritiro e consegna dei campioni di laboratorio. Questa tecnologia risultava fantascienza sino a pochi anni orsono. Può spiegarci come siete arrivati ad implementare questo servizio che è risultato essere una prima a livello mondiale?

L’idea è nata nel 2014, quando un fornitore di droni ci propose di operare sui due ospedali che compongo l’ORL, ovvero l’Ospedale Civico e l’Ospedale Italiano. Abbiamo approfondito il discorso, andando a focalizzare cosa potesse essere trasportato: strumenti tecnici (ad esempio pezzi di ricambio di apparecchiature) o medicinali. Entrambi però, non risultarono congeniali disponendo di un magazzino rifornito in ogni ospedale. Durante un workshop, fu individuato il potenziale servizio rivolto alle analisi di laboratorio; dove, le dimensioni contenute degli invii e la velocità di esecuzione richiesta, andavano ad avallare e convergere su questo progetto. Tuttavia, la tecnologia e i sistemi in uso in quel momento, non davano garanzie sufficienti per la realizzazione del servizio e accantonammo il progetto.

Successivamente, abbiamo visto che la Posta lavorava allo sviluppo di un servizio analogo andando a consegnare nei paesi montani in zone discoste e nei periodi di isolamento, per esempio a causa di forti nevicate, dei medicamenti. Abbiamo preso contatto con la Posta proponendo il nostro progetto quale pilota e da subito è apparso ideale, con il sorvolo di una città come Lugano trasportando materiale biologico. Questa prima fase pilota ha avuto due obiettivi principali: ottenere le licenze necessarie dall’Ufficio Federale dell’Aviazione Civile (UFAC) e dimostrare, con dei voli regolari, che la tecnologia americana di Matternet (il fabbricante del drone [N.d.A.]) garantisse l’esecuzione dei trasporti senza problemi. Complessivamente in questa fase pilota – non è ancora in funzione ufficialmente – sono stati eseguiti 80 voli diurni e notturni senza alcun problema. Lo scenario finale, prevede che tramite un’applicazione sullo smartphone – già attualmente in utilizzo – si possa ordinare l’invio del drone tramite il gestore del servizio; questi, previa autorizzazione al volo dalla torre di controllo di Agno (siamo entro i 5 km dall’aeroporto), pianificherà l’arrivo del velivolo presso l’ospedale che ne ha fatto la richiesta.

Il drone a tutti gli effetti deve rispettare le direttive del codice aereo con tutte le normative del caso emanate dall’UFAC. Le rotte che deve seguire, anche se nel nostro caso sono solo di un chilometro in linea d’aria, sono ben delineate e precise, questo sia in caso di volo diurno che notturno. Inoltre, non va sottovalutato che, trattandosi di un volo sopra un centro abitato, questo – come accennato sopra – oltre ad una prima a livello mondiale, implica nello stesso tempo una responsabilità e un calcolo dei rischi che abbiamo dovuto considerare in ogni dettaglio, prima di arrivare al fatidico volo di prova. Terminata la fase pilota, che prevede ancora dei test durante l’estate, possiamo considerare l’inizio del servizio regolare a partire dal 2018.

La Posta gestisce il traffico per entrambi gli ospedali coinvolti, nella fase pilota, per una questione di sicurezza, sono presenti piloti di droni in entrambi gli ospedali i quali monitorano che durante il tragitto non vi siano problemi di sorta. Successivamente, il progetto prevede che il ritiro e la consegna saranno effettuati in autonomia posizionando l’involucro con i campioni da laboratorio su di un’apposita pedana presente sui rispettivi siti. Il drone giunto in prossimità della stessa, mediante dei sensori aggancia autonomamente l’involucro e riparte, decollando in verticale per circa 120 metri, quindi dirigendosi verso l’altro nosocomio, rispettando le rotte aeree prefissate.

 

 

Il drone della Posta svizzera con l’apposito contenitore

 

Quanto pesa, quanto può trasportare e che autonomia ha il drone?

Il livello tecnologico attuale permette di avere una portata di circa 2 kg. Il drone pesa 10 kg con un’autonomia di circa 20 km. La tecnologia migliora velocemente, si pensi che un modello visionato l’anno scorso portava 1 kg, oggi siamo al doppio, tra qualche anno potremmo essere a 5 kg con un’autonomia maggiore. L’impiego su tratte più lunghe potrebbe giocare un ruolo fondamentale sotto questo aspetto.

Oggi, se vogliamo spedire un campione all’Istituto Patologico di Locarno dobbiamo giocoforza passare dai servizi convenzionali di ambulanza o polizia, in futuro il drone sarebbe la soluzione ottimale. Il risparmio di risorse, tempi e consumi, sotto questo aspetto è notevole.

 

Dal punto di vista della sicurezza, trattandosi di campioni di laboratorio (potenzialmente infettivi), come sono regolate le normative? 

In questo ambito, in Svizzera tramite l’UFAC vi sono delle disposizioni ben precise sull’utilizzo dei droni in contesti analoghi. Il materiale biologico trasportato (UN 3373) è imballato secondo i rigidi criteri che la “classica” normativa aerea prevede, con differenti imballaggi interni oltre alle provette in questione.

La rotta che Matternet ha calcolato per questo servizio, prevede il passaggio sopra i tetti per il 90% del suo spostamento, questo per garantire che, in caso di caduta la probabilità che finisca sopra il passaggio di veicoli o pedoni sia ridotto ai minimi termini. Inoltre, il drone è munito di un paracadute e di un allarme acustico che ne segnala la presenza in caso di incidente; in questo modo gli utenti sono avvisati e possono mettersi in sicurezza. Il paracadute stesso è dimensionato in modo che la velocità di atterraggio sia bassa proprio per ridurre al minimo il rischio. L’apparecchio è, inoltre, munito di strumentistica ridondante: due GPS, due giroscopi, doppi sistemi di sicurezza per garantire il volo con la massima sicurezza.

 

Conferenza stampa e presentazione del progetto (Ing. Luca Jelmoni)

 

Riteniamo che il sorvolo sia solo nelle ore diurne, vi sono delle fasce orarie apposite e a quanti metri dal suolo è consentito sorvolare gli edifici?

Abbiamo eseguito dei test sia in orari diurni che notturni; le rotte sono differenti nei due casi, se nel primo, il drone effettua un giro più ampio per evitare le zone più esposte, si pensi al campus universitario, nel volo notturno la linea di volo è più diretta. L’altezza del sorvolo sopra i tetti è di 120 metri, il drone si dirige per la propria rotta in modo autonomo sino alla destinazione finale, quindi sempre in verticale atterra su degli appositi landing pad.  Nelle ore diurne, in circa 6 minuti il drone giunge dall’Ospedale Civico all’Italiano e viceversa, in ore notturne sono richiesti circa 4 minuti. Inoltre, dal punto di vista operativo, la chiusura del laboratorio dell’Ospedale Italiano alle ore 17:00 e – salvo casi particolari – non operativo durante il fine settimana, prevede che l’utilizzo del drone non avvenga solo in ore diurne bensì sull’arco delle 24h.

 

Sicuramente le tempistiche di consegna – dato il traffico congestionato del centro città – saranno abbattute; avete già una statistica sul risparmio con l’utilizzo del drone?

Statistiche in questo senso non ve ne sono, durante la fase pilota abbiamo potuto verificarne l’efficienza e se i test continueranno a dare esito positivo, nel 2018 partirà il servizio vero e proprio. Data la velocità di volo del drone, sarebbe impensabile con i normali canali per le urgenze (Croce Verde o Polizia), di riuscirvi in un tempo minore, oltretutto il drone permette di mantenere un servizio costante e non mutevole come avviene sulla strada. In generale nella logistica non è importante solo la velocità, ma anche la prevedibilità del servizio: sapere che per un determinato trasporto mi  occorre un giorno o mezza giornata è basilare per poterlo pianificare contando sulla costanza che questo genera; il drone sotto questo aspetto ha dato risposte affermative.

 

Il landing pad della Posta dove il drone decolla e atterra autonomamente

 

Per concludere, visti gli incidenti capitati ai recenti Campionati del mondo di sci di St. Moritz (caduta del “drone” telecamera), rispettivamente della caduta del drone in Trentino che ha sfiorato un atleta durante la gara (Dicembre 2015 a Madonna di Campiglio, M. Hirscher nda) cosa può dirci dal suo punto di vista?

Ero personalmente presente nel caso di St. Moritz, il contesto è completamente differente; li si trattava di una telecamera che fu sbalzata al suolo dal risucchio di un aereo del Team acrobatico PC-7; nel secondo caso invece, era un drone che volava a 3 metri da terra, con dimensioni maggiori (ca. 40 kg) e telecomandato da una persona direttamente sul posto. Si suppone, che la causa fosse riconducibile alle batterie che hanno improvvisamente ceduto, probabilmente a causa delle rigide temperature che ne riducono notevolmente l’autonomia, senza dimenticare che, nel frattempo la tecnologia è progredita anche sotto questo aspetto.  Il drone che verrà utilizzato, non sarà telecomandato sul posto ma giungerà e ripartirà automaticamente senza l’ausilio di operatori e le condizioni di volo non sono estreme come quelle in montagna.

 

 

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Alessandro Borghi

Vice Direttore, SA Luciano Franzosini Chiasso

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