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Dogane commerciali: rischio chiusura?

Dogane commerciali: rischio chiusura?

IL PROGRAMMA DI STABILIZZAZIONE 2017-2019 METTE A RISCHIO ALCUNE DOGANE COMMERCIALI E L’OPERATIVITÀ AL SABATO.

Qual è la ricchezza della Svizzera? In cosa sappiamo distinguerci dal resto del mondo? La precisione svizzera, lo “Swiss Made” ovviamente. Questa risposta istintiva, peraltro, cela un meccanismo complesso, fatto di tante parti che agiscono coordinate per il medesimo fine: basterebbe che un solo ingranaggio del meccanismo fosse difettoso e la nostra unicità nel mondo potrebbe essere minata.

Siamo un Paese che punta su alcuni prodotti specifici che ci contraddistinguono (orologeria, cioccolato, sistema bancario), ma non abbiamo produzioni nazionali in moltissimi settori (auto, moto, computer, etc…) e neppure disponiamo di materie prime o puntiamo sull’innovazione, laddove gli USA sono i primi nel mondo. L’intero sistema elvetico si regge grazie al settore terziario: siamo unici e bravissimi nel saper comprare il meglio, alle migliori condizioni per poi rivenderlo nel nostro mercato interno e tutto si regge grazie al prezioso ed insostituibile lavoro delle dogane.

L’Amministrazione Federale delle Dogane da sempre svolge un ruolo fondamentale per la nostra Confederazione: consente i dovuti incassi di IVA e dazi nelle operazioni internazionali ed assolve al compito di controllo sugli scambi internazionali, sia a livello di bilancia commerciale che per quanto riguarda le verifiche sulle merci introdotte nel nostro Paese e quelle vendute all’estero. Le dogane, con la fitta rete di relazioni esistenti con gli altri Paesi del mondo, tutelano il nostro Paese e le nostre peculiari produzioni: lo “Swiss Made” è controllato, tutelato e protetto dal quotidiano lavoro dei funzionari dell’AFD.

Purtroppo sono anni difficili per l’economia e ormai quotidianamente sentiamo pronunciare frasi come “tagli alle spese”, “eliminare gli sprechi” o “spending review”, come amano dire gli anglosassoni. Il concetto ci trova tutti favorevoli: razionalizzare le spese dello Stato eliminando i costi superflui o mal gestiti a favore di investimenti in settori o servizi pubblici utili. Questo principio purtroppo non è di facile applicazione nel concreto ed in questa sede vogliamo concentrarci sulle paventate “chiusure” di dogane commerciali per mettere in pratica il programma di stabilizzazione 2017-2019.

Tale programma, che dovrà essere messo in consultazione in questo mese di marzo, prevede tra gli altri punti, il riordino dell’Amministrazione Federale delle Dogane (pagg. 28 e 29 del programma) con la chiusura di ben 12 uffici doganali commerciali in tutta la Svizzera, il raggruppamento di altri due e le chiusure di tutte le dogane commerciali il sabato, fatta eccezione per Zurigo-Aeroporto. In Ticino presumibilmente, secondo la Neue Zürcher Zeitung (il condizionale è d’obbligo), verrebbe anche toccata una dogana commerciale con il risparmio di qualche dipendente pubblico.

Anzitutto esprimiamo la nostra preoccupazione per il fatto che il “taglio” annunciato, che dovrebbe corrispondere quindi ad un risparmio, tiene conto solo dei dipendenti pubblici e non degli impatti sulla collettività, sugli impieghi a rischio nel settore privato che questa eventuale decisione potrebbe portare. Presso i valichi doganali operano varie case di spedizione in Svizzera e sul versante italiano con il relativo personale dipendente… Che fine farebbero queste persone e le loro famiglie se si dovesse chiudere una dogana commerciale? E degli incassi per le tasse che le aziende e gli stessi dipendenti versano cosa ne sarebbe?

In più è doverosa una riflessione sull’impatto che tale decisione potrebbe arrecare agli esercizi commerciali che rappresentano l’indotto di una dogana: gli autisti, i trasportatori e gli impiegati stessi consumano colazioni nei bar, pranzi, spuntini veloci, pensierini ai chioschi per i figli o magari un gelato nel periodo estivo… Tutto ciò finirebbe con la chiusura della dogana commerciale prescelta.

Affrontando poi il problema degli impatti sul traffico, siamo di fronte ad un punto delicatissimo che riguarda l’intera circolazione stradale del Canton Ticino in quanto le quattro dogane di confine esistenti (Chiasso, Gaggiolo/Stabio, Ponte Tresa e Madonna di Ponte) servono anche traffici commerciali verso aziende radicate nel territorio in prossimità di questi valichi e la chiusura di una di queste creerebbe gravi distorsioni sull’intera rete stradale: alcuni di questi traffici sarebbero obbligati a fare un più giro lungo per prendere la via di altre dogane lontane e già attualmente congestionate dal traffico di camion e lavoratori frontalieri. Quali impatti si potrebbero immaginare a seguito da una decisione di questo tipo? Non abbiamo dati certi, noi qui ci limitiamo a ricordare che spostare un traffico commerciale verso un’altra dogana porterebbe sicuramente ad un maggiore inquinamento e congestione del traffico, nonché a dei maggiori costi di carburanti, tassa traffico pesante, tempi più lunghi per le consegne, maggiori costi per gli stipendi degli autisti e tutti a carico dell’utente finale: da un lato le aziende e la collettività dall’altro.

Anche nell’eventuale e remota ipotesi che una dogana di confine possa essere chiusa e trasferita, operativamente parlando, verso una interna, gli automezzi in transito da quel valico per effettuare le formalità doganali di controllo, dovrebbero successivamente tornare indietro per procedere alla consegna delle merci: insomma, vi sarebbe una grande quantità di camion sulle nostre strade, avanti ed indietro, per raggiungere le varie destinazioni.

E poi, non da ultimo, la decisione della chiusura dei traffici commerciali al sabato: per sole 4 ore di operatività, attualmente di vitale importanza per la nostra economia perché percepite come “valvola di sfogo”, si rischia di lasciare fermi i traffici transfrontalieri perché magari non si è riusciti a smaltirli in settimana… e poi camion fermi sui piazzali, merci urgenti bloccate, autisti che non rispetterebbero le pause per passare la dogana entro il venerdì e una concentrazione ulteriore di automezzi sulle nostre strade il venerdì ed il lunedì. Invece per i transiti internazionali, che non portano alcun beneficio alla nostra economia, il sabato continuerà ad esistere.

Risulta utile rammentare che la capillarità dei nostri uffici doganali, dislocati sul territorio in punti strategici per effettuare i controlli sulle merci ed incassare i tributi doganali, ha consentito uno sviluppo omogeneo delle industrie sul territorio, evitando una concentrazione eccessiva di fabbriche in determinate zone e consentendo ai cittadini di trovare opportunità di impiego senza dover fare inutili spostamenti, con tutto ciò che ne deriva…

Insomma, la situazione si prospetta in netto peggioramento per tutti: spedizionieri, autisti, ditte che operano nell’import-export e cittadini. Secondo il nostro modesto parere i tagli andrebbero fatti altrove, magari presso le dogane interne dove i lavori amministrativi ed improduttivi sono difficilmente controllabili, anche perché non misurabili con dei parametri oggettivi: chiediamo di riflettere per mantenere il lavoro presso le dogane commerciali dove quotidianamente i funzionari “corrono” per evitare che i mezzi rimangano fermi al valico e consentono allo Stato i giusti e dovuti incassi di IVA e dazi. Speriamo che le scelte vengano prese con il giusto raziocinio: per risparmiare pochi posti di lavoro se ne mettono a rischio molti di più nel privato e che portano soldi alla Confederazione.

Sappiamo che sulla questione l’iter parlamentare è complesso: a fine di marzo scadrà il termine della procedura di consultazione, poi il Consiglio federale dovrà elaborare un messaggio che a sua volta sarà discusso dalle Camere, ma preferiamo trattare questo tema prima che sia troppo tardi con l’auspicio che i nostri rappresentanti siano sensibilizzati da questa presa di posizione.

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