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Tito Tettamanti

Tito Tettamanti

INTERVISTA ALL’ILLUSTRE AVVOCATO TICINESE

TITO TETTAMANTI

 Intervista del nostro Direttore Marco Tepoorten all’avvocato Tito Tettamanti.

 

Avv. Tettamanti, anzitutto la ringraziamo per la disponibilità, è un vero piacere poterla intervistare sul nostro magazine. Dovendo fare una fotografia dell’attuale situazione economica nazionale ed europea, come descriverebbe la fase economica che stiamo attraversando? 

Interessante, ma difficile. Siamo in una situazione di transizione che ci porta ad un’ulteriore fase dell’economia post industriale. Riduzione di costi di transazione e intermediazione, minori necessità di immobilizzazione di capitale nella tecnologia avanzata che si concretizza in offerte sempre più convenienti e meno costose. Il tutto però in un quadro geopolitico particolarmente fragile e inquietante e con il problema di migrazioni epocali.

Riferendoci a quanto accaduto un anno fa, ovvero l’abbandono del tasso di cambio controllato tra CHF ed EURO da parte della BNS: secondo lei nel lungo periodo sarà uno svantaggio o magari anche un’opportunità per il nostro Paese? 

Un Paese economicamente forte come la Svizzera deve sapere affrontare gli aspetti negativi correlati con la disponibilità di una moneta forte. Pensando al passato meglio il Franco svizzero o la Lira italiana?

Ampliando il raggio d’azione, diamo uno sguardo agli avvenimenti internazionali: ad esempio gli Stati Uniti, dopo anni di sacrifici, sono riusciti ad uscire dalla crisi nella quale erano sprofondati dopo il 2008, ma il prezzo del petrolio sta drasticamente crollando. Ritiene che il 2016 possa essere, anche per l’Europa ed il nostro Paese, l’anno della definitiva ripresa? 

Galbraith ha detto che le previsioni degli economisti sono le uniche che riescono a far apparire gli oroscopi dei settimanali una cosa seria. Nessuno lo sa, ma se debbo tirare ad indovinare, direi di no.

Abbiamo sentito parlare negli ultimi anni dei problemi economici e di insolvenza di alcuni Paesi europei raggruppati con l’acronimo dispregiativo, “P.I.G.S.” (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). Secondo il suo parere a che punto è la situazione economica di quelle nazioni? 

Se togliamo l’Irlanda che si è ripresa e che ha un altro tessuto sociale e sensibilità civica, direi che la situazione è preoccupante. La Grecia è fallita, ma non si può dirlo. Portogallo e Spagna hanno anche una situazione politica che rischia di ulteriormente compromettere i pochi progressi fatti.

Lei è favorevole o contrario agli accordi bilaterali che regolano i rapporti tra Unione europea e Svizzera? Tra questi, ve n’è qualcuno che metterebbe in discussione? 

Le recenti analisi dimostrano che i diversi accordi bilaterali possono essere di qualche importanza per alcuni settori, ma non sono tali da compromettere irrimediabilmente le possibilità economiche del nostro Paese. Si fa molta panna montata. Il vero nodo da risolvere è quello della circolazione delle persone.

Lei sarebbe favorevole alla costituzione di una Polizia europea di frontiera per il controllo dei confini esterni del territorio comunitario, così come si sta discutendo in questo periodo in seno all’Unione Europea? 

Se ne parli quando ci sarà – cosa che noi non speriamo – una Europa politica. Per il momento torniamo a dare il giusto valore ai confini nazionali, gli unici veramente esistenti.

Dal suo punto di vista, ritiene che in futuro gli accordi riguardanti la libera circolazione delle merci con l’abolizione delle barriere doganali possano essere ampliati andando ad interessare anche agli scambi tra Svizzera e Unione europea? Sarebbe un’opportunità o un rischio per il nostro Paese? 

Spazi commerciali e di scambio liberi sono sempre vantaggiosi a condizione che non nascondano misure protezionistiche e servano ad aumentare la già soffocante burocrazia.

Entro il 2017, il governo britannico, indirà il referendum per decidere se la Gran Bretagna sarà ancora uno Stato membro dell’Unione europea e l’esito di questo referendum è di notevole importanza in quanto un ipotetico “no” di Londra sarebbe traumatico per l’UE. Secondo lei tale ipotesi potrebbe innescare un effetto “domino” anche su altri Stati comunitari? 

È ovvio che qualunque sia la decisione degli inglesi, le dinamiche nell’UE subiranno un cambiamento. Non è l’opinione ufficiale di Berna che cerca di evitare che si pensi che eventuali cambiamenti possano essere influenti anche per la Svizzera.

Per quanto concerne l’industria attiva soprattutto nell’esportazione, dal 1 gennaio di quest’anno entra in vigore la nuova legge a tutela del marchio “Swissness”. Questa prevede però – a detta degli interessati – una burocrazia eccessiva con il rischio che, anche i prodotti storicamente svizzeri, possano essere a rischio del marchio “Made in Switzerland”. Come vede l’attuazione dell’ordinanza? Può effettivamente ostacolare, anziché agevolare il sistema qualitativo delle merci che vengono prodotte in Svizzera e rivendute nel mondo? 

Purtroppo quello che Lei dice è vero. L’ordinanza è talmente ossessivamente burocratica che mi porta a dire: meglio cavarsela da soli che essere vittima del fuoco amico.

Cambiando discorso, vorremmo porre l’accento sulla questione legata alla formazione dei nostri giovani. Il sistema duale svizzero di formazione (scuola abbinata al lavoro) sta ottenendo sempre più estimatori anche all’estero e la nostra impresa assume regolarmente apprendisti o stagisti. Un tempo si diceva di “prenditi una laurea” poi le cose sono cambiate… Lei crede che al giorno d’oggi il tirocinio possa essere una valida soluzione per consentire ai giovani di costruirsi un futuro? 

La formazione duale è uno dei grandi vantaggi della Svizzera. Fermo restando le facilitazioni per il passaggio ad altra via formativa non dobbiamo dimenticare di valorizzare quei giovani che dispongono di notevoli capacità manuali e attitudini verso molti interessanti e importanti mestieri.

Recentemente è apparsa sulla stampa la notizia per la quale, riprendendo uno studio dell’Università di Oxford, la digitalizzazione (nuovi sistemi operativi, RFID Radio- Frequency IDentification, Uber per taxi, magazzini automatici, robot da magazzino, camion senza autista, droni per le consegne), metterebbe a rischio numerosi posti di lavoro sia per gli operai quanto per gli impiegati. Secondo lei, che differenza può esserci dalla prima rivoluzione industriale a questa, che potremmo definire “4.0”, che ci stiamo apprestando a vivere? 

Quando agli inizi del 900 è apparsa l’automobile, cocchieri, palafrenieri, artigiani del settore hanno perso il posto. Così è lo sviluppo dell’economia. Il problema non sono i posti persi, ma quelli nuovi che dobbiamo creare e la relativa preparazione.

La prospettiva di tassi d’interesse bassi o addirittura negativi, possono rivelarsi una “bomba ad orologeria” per il nostro sistema pensionistico? 

Già da qualche anno le Banche Centrali stanno sussidiando le finanze degli Stati sovraindebitati con tassi irrealistici attorno allo zero. Per far questo puniscono il risparmio e le forme pensionistiche. È una tassa che ai risparmiatori svizzeri, stimando il risparmio a circa 800 miliardi e ipotizzando una perdita anche solo del 2%, costa 16 miliardi di franchi all’anno. Ma questo vuole la politica che deve trovare le risorse per degli Stati super indebitati.

Ha vinto il “SI” alla votazione del 28 febbraio inerente la costruzione di una seconda galleria stradale nel San Gottardo, è soddisfatto?

La Galleria del San Gottardo non è solo una strada, è anche un modo per consolidare le nostre possibilità quale minoranza periferica di essere svizzeri. La vittoria del “SI” è un passo in avanti.

In futuro la possibile e sperata “emissione zero” dei camion, tramite l’utilizzo di mezzi a ridottissimo o addirittura impatto ambientale nullo, potrebbe essere una possibilità per ridefinire il settore della mobilità, magari ripensando ad un potenziamento delle attuali infrastrutture stradali. L’utilizzo massiccio della ferrovia potrebbe essere messo in discussione da tale evoluzione tecnologica? Il camion avrà il sopravvento sulla ferrovia?

La Svizzera del 2050 con 9 milioni di abitanti ha bisogno di più ferrovia e più strada. Il progresso non si ferma e noi nel futuro utilizzeremo (senza comprarla) l’auto costruita da Google.

Biografia | Tito Tettamanti

Tito Tettamanti nasce il 06.10.1930 a Lugano, dove tuttora risiede. Ha conseguito il dottorato in legge magna cum laude dell’Università di Berna. Durante gli studi e negli anni immediatamente successivi è stato vicepresidente dell’Associazione Studenti Svizzeri e presidente dei Giovani Conservatori Svizzeri. A 24 anni membro del Gran Consiglio e a 28 anni membro del Consiglio di Stato del Cantone Ticino. Per lunghi anni titolare di uno dei maggiori studi legali del Cantone Ticino, amministratore delegato e oggi presidente onorario del Consiglio di Amministrazione della Fidinam Group Holding SA, da lui fondata nel 1960. Nella seconda metà degli anni 60 e negli anni 70 è attivo sul piano internazionale quale operatore immobiliare. Negli anni 80 agisce come finanziere sulla piazza di New York e dirige poi i suoi interessi verso l’industria svizzera.

É presidente onorario dell’Associazione Società Civile svizzera, Governor e Vice-chairman dell’European Policy Forum, London, già membro del Board of Trustees dell’Istituto Bruno Leoni, Torino. Tiene spesso conferenze, partecipa a dibattiti ed esprime la sua opinione alla televisione e sui giornali. É autore dei libri “Quale Europa”, Casagrande, Lugano 1993, pubblicato anche in tedesco e francese; con Alfredo Bernasconi “Manifesto di una società liberale”, Sperling & Kupfer, Milano 1995, uscito in tedesco presso Ammann Verlag, Zürich, 1996; “I sette peccati del capitale – La risposta di un imprenditore”, Sperling & Kupfer, Milano 2002, uscito in tedesco con il titolo “Die sieben Sünden des Kapitals”, Bilanz, Zürich, 2003; “Parliamo della Luna”, Giampiero Casagrande editore, 2007.

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