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Genova ed il suo porto dopo il crollo del ponte morandi

Genova ed il suo porto dopo il crollo del ponte morandi

L’OPINIONE DI

GIAMPAOLO BOTTA, Direttore generale di SPEDIPORTO, sulle conseguenze del tragico avvenimento.

In questo numero abbiamo dato la precedenza alle emozioni riguardo ai tragici fatti di Genova; non un’intervista ma un articolo di fondo che esprima il pensiero di una città ferita ma che saprà rialzarsi, più forte di prima.

 

Alle ore 11:36 del 14 Agosto 2018 a consumarsi non è stata solo una tragedia umana: 43 vittime e 15 feriti, 586 sfollati appartenenti a 211 nuclei familiari, ma anche uno dei più devastanti eventi che la storia della logistica possa raccontare negli ultimi 50 anni.

Non passerà infatti molto tempo prima di rendersi compiutamente conto che i 1.180 metri del Viadotto Morandi rappresentavano la più importante arteria logistica dell’Italia Centro-Settentrionale.

L’area geografica con il più importante tessuto manifatturiero europeo: Genova, Torino e Milano imbarcavano le proprie merci da Genova utilizzando il Ponte Morandi come raccordo autostradale rapido, veloce ed efficiente per trasferire indistintamente contenitori da un bacino all’altro del porto di Genova. Ma non solo.

Il Ponte Morandi, con le sue forme slanciate ed imponenti, era anche la principale via di comunicazione orizzontale tra il centro-nord est dell’Italia e la Francia e la Svizzera.

1.180 metri di valore inestimabile per il Paese crollati insieme a tante vittime innocenti. Per incuria? Difetto di costruzione? Sarà la magistratura ad accertarlo; il dato incontrovertibile è che il Ponte non esiste più e con esso buona parte dell’efficienza logistica di questo Paese. Ma Genova è forte e tenace, non molla, già progetta il suo futuro.

Da difendere c’è la memoria di 43 vittime, pochi giorni dopo diverranno 44, centinaia di famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni insieme ai ricordi di una vita vissuta all’ombra del Ponte Morandi ed accompagnata dai rumori di un viadotto in perenne manutenzione. Ci sono decine di migliaia di cittadini che faticano a muoversi per la città, studenti disorientati, imprese e lavoratori in crisi.

Su quel ponte ogni genovese è passato migliaia di volte, qualche volta in coda lungo quel viadotto che da fermi sembrava infinito; talvolta era possibile accelerare fino al bivio con Genova Ovest, altre volte frenare di colpo dietro la prima curva subito dopo la galleria di ponente guidando in direzione levante. E’ stata una grande lotteria del destino a cui noi tutti ignari abbiamo partecipato almeno una volta. Alle 11:36 del 14 Agosto 2018 la ruota si è fermata.

Con coraggio e passione il primo cittadino di Genova, Marco Bucci, a poche ore dal disastro, disse “Genova si rialzerà più bella e forte di prima” e così sarà.

Pianti i morti, stretti intorno a chi soffre, abbiamo cominciato a pensare a come ricostruire il nostro futuro, a salvare il Porto di Genova prima industria italiana per fatturato ed occupato.

Già, proprio così, prima industria italiana. Quanti avrebbero detto che il Porto di Genova rappresenta il 90% della propria capacità produttiva il Nord Ovest; incassando oltre 4.5mld di euro di diritti ed IVA e dando occupazione a 56.000 persone nel territorio, tra cui chi scrive, ed oltre 120mila in tutta Italia?

Sapete quale è l’impresa italiana che è cresciuta di più negli ultimi 10 anni in Italia? Il Porto di Genova con il 65% di aumento dei traffici in soli due lustri. Con oltre 2,6 milioni di teus l’anno Genova è il porto di fine viaggio più importante di Italia e del Mediterraneo; ma anche il primo porto croceristico con 4,2 milioni di passeggeri ed il primo porto turistico del Paese con oltre 10 milioni di turisti che da Genova si imbarcano per tutto il mediterraneo.

Genova è la Ferrari della portualità italiana, da Genova si imbarca il PIL italiano nel mondo. Ecco perché Genova deve pretendere attenzione. Ogni 46 contenitori di merce lasciati andare si perde un posto di lavoro, ogni 46 contenitori scappati altrove si perdono 1.380.000,00 euro di valore di merce e centinaia di migliaia di euro tra diritti ed IVA.

Per noi di SPEDIPORTO l’imperativo categorico è non perdere un solo chilo di merce ed un solo posto di lavoro. Vogliamo il nostro nuovo ponte ma non solo. Ora è evidente che non c’è tempo da perdere per la Gronda e per il Terzo Valico. Quando vengono meno le infrastrutture la qualità della vita peggiora, i costi salgono ed aumenta la disoccupazione. E’ inevitabile.

Per fortuna il nostro Governo Regionale con Giovanni Toti, il nostro sindaco Marco Bucci, il Presidente della Adsp (Autorità di Sistema Portuale n.d.r.) del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini, il nostro Vice Ministro Edoardo Rixi ma, è giusto riconoscerlo, tutta la comunità politica sia regionale che cittadina, ha unitariamente assunto l’obiettivo di risollevare al più presto Genova. Questa è la nostra grandissima forza: cittadini, imprese, lavoratori, amministrazioni, tutti sospinti da un solo unanime grido “FORZA GENOVA”.

Con questa convinzione in queste settimane ci stiamo battendo per ottenere dal Governo un Decreto Legge che intervenga in modo incisivo su alcuni temi portanti:

  • la nomina di un commissario per la ricostruzione;
  • i poteri straordinari da attribuire al commissario per superare le pastoie della burocrazia e costruire in fretta il nuovo ponte;
  • risorse economiche in grado di risarcire vittime, sfollati e le migliaia di imprese, tra cui il Porto, danneggiate;
  • riduzione delle tasse di ancoraggio e destinazione di un maggior gettito da IVA ad AdspMLO;
  • interventi di finanziamento per l’apertura di un nuovo varco di ponente;
  • interventi di finanziamento alla realizzazione di un retroporto efficiente;
  • interventi a sostegno delle P.A. nel settore della stabilizzazione del personale e nella assunzione in deroghe di nuovo personale per Dogana e istituti di Presidio;
  • risorse destinate al risarcimento dei danni ad autotrasporto ed a tutta la filiera: agenti, spedizionieri e terminalisti.

Nell’emergenza del post Morandi, il Porto di Genova si è trovato a dover garantire alla merce pari capacità produttiva e di servizio ad infrastrutture ridotte. Il Ponte Morandi, crollando, è collassato sopra la linea ferroviaria c.d. ”Sommergibile” che collegava il Porto Vecchio al Nord Italia ed al Sud Europa. Fortunatamente il Porto di Voltri è rimasto indenne da questo massacro di infrastruttura ferroviaria.

Un ponte crollato, una linea ferroviaria gravemente danneggiata, eppure un secondo dopo abbiamo iniziato a ripensare al nostro futuro. Abbiamo recuperato una vecchia strada, interna ad un grande impianto industriale cittadino, l’ILVA di Cornigliano, per creare una nuova strada di collegamento tra ponente e levante, tra i due bacini. A tempo di record, 30 giorni è stata completamente asfaltata, allargata, dotata di tutte le infrastrutture necessarie a garantirne piena funzionalità. E’ nato un nuovo varco portuale, il Varco di Ponente, che la SPEDIPORTO gestirà per conto dei propri associati.

In attesa che i lavori della Ferrovia si concludano, a metà mese di Ottobre, il Porto di sta riorganizzando. Non poter più contare sul Ponte Morandi significa comunque andare incontro a dei disagi per il tempo necessario alla ricostruzione, non meno di 15/18 mesi; ma Genova non si arrende.

All’interno del DL Genova che il Governo a breve varerà, sono numerose le norme proposte dagli operatori per salvaguardare funzionalità e traffici:

  • finanziamento del lavoro notturno per 12 mesi;
  • incentivi all’utilizzo del retroporto come area buffer per il Porto;
  • costituzione di una ZLS (Zona Logistica Semplificata);
  • assunzione di personale doganale e di presidio sanitario per accelerare i controlli sulle merci;
  • creazione di due laboratori dedicati alle merci in corrispondenza dei bacini di Voltri-Prà e di Sampierdarena;
  • riduzione delle tasse di ancoraggio;
  • destinazione del 3% del gettito IVA generato dal Porto di Genova al Porto;
  • incentivi compensativi all’autotrasporto;
  • riduzione delle accise sul carburante;
  • finanziamento per l’implementazione di nuove tecnologie di dematerializzazione dei documenti;
  • riduzione degli oneri concessori per un ammontare complessivo di oltre 60milioni di euro;
  • ulteriori norme di cornice.

Noi spedizionieri ci siamo da subito messi a servizio del porto. Spediporto ha istituito gratuitamente un servizio di fattorinaggio per le aziende associate; ha aperto un ufficio con postazioni totalmente paper free nel porto di Voltri per dare a tutti la possibilità di ridurre gli spostamenti sul territorio; ha offerto il noleggio di furgoni a temperatura controllata per il trasporto di campioni; aree di ristoro per camionisti ed operatori. Tutto questo perché pensiamo che in una situazione emergenziale di questa portata, si debbano fare sforzi straordinari e soprattutto adottare misure di serio rinnovamento.

Siamo convinti che il Porto di Genova uscirà presto da questo stato di difficoltà, già oggi stiamo lavorando, al massimo delle nostre possibilità, per garantire al Porto ed alla merce efficienza, produttività a prezzi competitivi.

Il nostro obiettivo è chiaro, non perdere un chilo di merce, la strada è in salita ma siamo sicuri di scalare la cima al grido di “FORZA GENOVA”.

 

Circa l'autore

Alessandro Borghi

Vice Direttore, SA Luciano Franzosini Chiasso

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