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Il futuro della mobilità sarà elettrico

Il futuro della mobilità sarà elettrico

IL FUTURO DELLA MOBILITÀ SARÀ ELETTRICO

Da sempre l’America traccia la strada delle evoluzioni tecnologiche cavalcando le innovazioni in ogni settore, mentre in Europa non siamo neanche stati in grado di intavolare un degno dibattito su cosa fare per il futuro dei trasporti!

 

Il dualismo “ferrovia – gomma” divide attualmente il mondo dei trasporti tra sostenitori delle spedizioni che viaggiano su ferrovia e quelli a favore dei camion su strada. Il tema è articolato e necessita di alcune premesse per poter poi analizzare nel dettaglio le evoluzioni future della mobilità elettrica.

Partiamo dal presupposto che oggi in Europa si percorrono strade e si viaggia su linee ferroviarie pensate e realizzate a metà del secolo scorso: le infrastrutture esistenti non sono agevolmente modificabili e ogni nuovo investimento in questo senso produce i suoi benefici solo dopo molti anni dalla realizzazione di un’opera. Si pensi ad esempio ad Alptransit: non è immaginabile che da subito tale opera modifichi le abitudini dei trasportatori; così come la Pedemontana necessita di una fase di avviamento – più rapida a voler essere obiettivi – prima di produrre l’effetto di una più omogenea distribuzione dei mezzi su strada. Questa premessa è necessaria per capire che tra la realizzazione delle infrastrutture ed il godimento dei risultati derivanti dalle stesse sono necessari tempi lunghi.

Detto questo, le due soluzioni alternative sono oggi operative in gran parte dei Paesi del nostro continente, con un normale e ovvio predominio del trasporto su strada rispetto a quello ferroviario. Ciò è dovuto principalmente alla morfologia dei vari territori sui quali si sono sperimentati negli anni dei percorsi e delle tratte efficaci per servire le varie regioni: ad esempio per l’attraversamento delle Alpi – principale ostacolo naturale che divide il nord dal sud dell’Europa – la ferrovia presenta degli evidenti limiti. Inoltre, data la capillarità delle aree geografiche da servire, è nettamente favorito il trasporto su gomma e se poi aggiungiamo la flessibilità che hanno le spedizioni su strada – svincolate da imbarchi e sbarchi, orari delle ferrovie e prenotazioni, etc… – rispetto a quelle legate al trasporto combinato al treno appare evidente capire come mai la maggior parte  dei trasportatori prediliga la strada.

Il punto cruciale è peraltro capire come l’evoluzione tecnologica possa sostenere e migliorare il trasporto su strada e la sfida della mobilità elettrica sembra essere il nodo cruciale da sciogliere. La tematica è attualissima e coinvolge tutti i costruttori di veicoli su strada: da una parte ci sono le case automobilistiche impegnate nella corsa al mezzo a “zero” emissioni, dall’altra si affaccia all’orizzonte il variegato mondo dei veicoli commerciali. Nel secondo caso, in particolare per quanto riguarda il trasporto pesante, si tratta di una sfida ancora più ardita poiché far muovere autocarri con capacità di carico ben superiori alle 3,5 tonnellate solamente con l’ausilio di motori elettrici, dicendo addio ai carburanti tradizionali, comporta problematiche diverse e in certi casi più complesse rispetto a quelle imposte dall’auto a batteria. Tuttavia molti sforzi si stanno compiendo in questa direzione.

Attualmente la sfida tecnologica della mobilità elettrica è tutta concentrata su due aspetti tecnici: l’autonomia delle batterie dei mezzi elettrici in termini di chilometri percorribili e l’installazione delle necessarie colonnine di ricarica su strade e autostrade.

Gli studi sull’autonomia delle batterie elettriche stanno attraversando un periodo di forte sviluppo: l’impegno sulle ricerche tecnologiche in questo settore sta raggiungendo i massimi livelli di investimento e soprattutto dall’America arrivano dei risultati strabilianti, fino a qualche anno fa impensabili, che vedono coinvolte le maggiori case produttrici di auto e camion. L’autonomia per le auto si è rapidamente spinta fino ad oltre i 350 km e sui mezzi pesanti gli studi attuali fanno sperare in autonomie prossime ai 300 km.

In qualche particolare caso, come per la Nikola Motor Company, è già stato realizzato un camion totalmente elettrico con motore ibrido alimentato ad idrogeno ed elettrico, che vanta un’autonomia ben superiore ai 1200 km, emissioni zero, consumi ridottissimi, etc… Risultati simili ed eccezionali sotto ogni punto di vista sono già stati raggiunti anche dalla Tesla sulle autovetture.

A questo punto il problema cruciale risiede solo sul rinnovamento dei punti di rifornimento su strade ed autostrade tramite l’installazione delle colonnine di ricarica o di altre infrastrutture. Anche in questo ambito l’America corre veloce ed il suo territorio, ben più esteso di quello europeo, è già dotato di una primordiale rete di stazioni di ricarica elettrica e nei prossimi anni si raggiungerà una capillarità ancora maggiore.

E in Europa? Ecco il tasto dolente: noi qui andiamo lenti, lentissimi! Probabilmente manca la volontà politica di effettuare tali investimenti e sicuramente manca una linea comune a tutti i Paesi, fatto sta che il vecchio continente si distingue ancora in negativo per lungaggini e burocrazia… Da sempre l’America traccia la strada delle evoluzioni tecnologiche cavalcando le innovazioni in ogni settore, mentre in Europa non siamo neanche stati in grado di intavolare un degno dibattito su cosa fare per il futuro dei trasporti! Qualche eccezione la si può riscontrare in Germania o in Svezia, dove si sta addirittura realizzando una rete di trasporto merci tipo filobus: entro il 2030 tutto il trasporto merci scandinavo potrebbe essere “elettrificato”. Lungo l’autostrada che collega Gavle a Oslo si eseguiranno i test per la prima “autostrada elettrica” (“eHighway”) e per un periodo di due anni, i TIR viaggeranno grazie al collegamento con il classico “pantografo”, di cui avevamo già fatto cenno nel numero precedente del nostro magazine. Per il resto, viviamo in una situazione di stallo totale senza accorgerci che da occidente la via è già stata tracciata e mostriamo un drammatico ritardo rispetto agli USA.

Quello che pare ovvio a tutti è che a livello europeo siamo bloccati sul concetto iniziale di “dualismo ferrovia – gomma” e che la politica tende a favorire le soluzioni a favore della ferrovia (basti pensare ai soldi spesi per nuove infrastrutture ferroviarie e trasporto combinato ed alla mancanza di incentivi per le aziende con mezzi Euro 6 o l’assenza di una classe 7).

Diversamente da come fanno tutti dobbiamo cominciare a prendere posizione su questo tema perché il futuro del trasporto merci riguarda tutti, non solo gli spedizionieri come noi, ma anche gli utenti finali che rischiano di ritrovarsi a vivere in futuro in un mondo non modernizzato, vecchio e obsoleto e che non consente evoluzioni o risparmi. Mai come in questo caso vale il proverbio latino non progredi est regredi!

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