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Dogana 4.0 e dazit: spedizionieri doganali destinati a scomparire?

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ANDARE SEMPRE PIÙ VERSO CONTROLLI MIRATI PRESSO LE AZIENDE E NON PIÙ ALLA FRONTIERA: INIZIA L’ERA DELLA DIGITALIZZAZIONE DELLE DOGANE.

 

Dogana 4.0 è il termine sintetico con cui ci si riferisce al Nuovo Codice Doganale dell’Unione (CDU), ovvero la nuova legislazione doganale comunitaria, già entrata in vigore nel mese di maggio del 2016 e che ha ampiamente revisionato il proprio quadro giuridico dopo oltre 20 anni dall’ultima riforma.

La maggior parte delle nuove norme ha sostituito le precedenti di cui al Reg. 2454/93, tuttavia per la completa dismissione delle vecchie regole e procedure, il traguardo finale è fissato intorno al 2020 e questo lungo percorso sarà disciplinato da norme transitorie con non poche criticità. Contestualmente, da parte Svizzera, anche l’AFD presenta l’ambizioso progetto “DaziT” con l’obiettivo, in sintesi, di consentire il disbrigo delle formalità al confine in modo indipendente da orari e luoghi.

Siamo quindi di fronte ad un periodo di cambiamenti epocali per le procedure doganali, evoluzioni volte ad agevolare e semplificare gli scambi commerciali, volano della crescita economica e di occupazione nel vecchio continente.

 

Le grandi aspettative delle aziende private sulle prossime novità normative svizzere e comunitarie

Le imprese private sono i soggetti maggiormente interessati da questi cambiamenti: esse ripongono notevoli aspettative sui miglioramenti attesi in termini di semplificazione e velocizzazione delle pratiche operative e chiarezza interpretativa di norme e procedure. Ad esempio in Svizzera, gli sdoganamenti di merci costano alle imprese circa 500 milioni di franchi all’anno e questi costi potrebbero essere ridotti drasticamente grazie a formalità doganali più efficienti. Soprattutto nell’attuale contesto congiunturale, caratterizzato da un franco svizzero molto forte, le aziende potrebbero trarre grande vantaggio da miglioramenti procedurali, oltre al fatto che verrebbero ridotti gli oneri amministrativi a carico delle imprese stesse. Oggi invece le imprese si devono accontentare di sistemi informatici obsoleti, costosi e poco coordinati. Infatti è risaputo da anni che, ad esempio, le applicazioni dell’AFD per gli sdoganamenti delle merci non soddisfano le richieste degli operatori: i vincoli di budget ed altre priorità hanno fino ad ora frenato i progetti per migliorare la situazione, come è successo per il progetto “ZVP” (procedura d’imposizione doganale) che, dopo anni di collaborazione con l’economia, è stato bruscamente interrotto.

Si aggiunga che i valichi di frontiera sono spesso intasati dal traffico, gli orari d’apertura degli uffici doganali sono limitati e come se non bastasse, i documenti di accompagnamento necessari per le dichiarazioni doganali, sono ancora da fornire in originale agli uffici competenti e non è dunque possibile inviarli per via elettronica.

Insomma, le formalità doganali mettono a dura prova la pazienza delle imprese che effettuano quotidianamente operazioni internazionali e questo accade in un’epoca in cui le dichiarazioni fiscali possono essere compilate elettronicamente, i biglietti aerei si ordinano tramite gli smartphones ed i cambiamenti di domicilio possono essere notificati alle autorità comunali con un semplice clic.

Le imprese che operano con le import-export necessitano di procedure doganali elettroniche efficienti, la cui introduzione da parte delle varie amministrazioni non poteva essere rimandata oltre e proprio le nuove normative denominate “Dogana 4.0” e “DaziT” potrebbero offrire le opportune soluzioni per semplificare l’operatività delle aziende e recuperare competitività.

 

Le novità comunitarie derivanti dall’introduzione del Nuovo Codice Doganale dell’Unione (CDU)

Tra le principali semplificazioni introdotte dalla normativa comunitaria del Nuovo Codice Doganale dell’Unione (CDU) entrata in vigore nel mese di maggio del 2016 evidenziamo un progetto particolarmente interessante denominato “Sdoganamento centralizzato” (art. 179 CDU, art. 149 RD, artt. 229-232 RE, artt. 18-20 RDT): esso prevede la “facoltà di presentare, previa autorizzazione, la dichiarazione doganale all’ufficio doganale territorialmente competente per il luogo in cui un operatore economico è stabilito, per merci che vengono presentate in altro ufficio, sia esso italiano o un qualsiasi altro ufficio doganale dell’Unione europea”.

Il requisito per poter essere autorizzati alla semplificazione dello sdoganamento centralizzato è il possesso dello status di AEO (Operatore Economico Autorizzato) e per il corretto funzionamento di questa procedura sarà necessaria una stretta collaborazione tra l’ufficio doganale ove il richiedente è stabilito e dove quest’ultimo deposita la dichiarazione in dogana e l’ufficio doganale situato in un altro Stato membro, dove le merci saranno presentate. In caso di importazione l’IVA sarà dovuta nello Stato membro in cui le merci vengono materialmente importate e non in quello in cui è presentata la dichiarazione.

Questa procedura sembra essere prevista per aziende di grandi dimensioni, come le multinazionali, e permetterà quindi di centralizzare le dichiarazioni doganali in uno Stato membro ed importare le merci tramite vari Stati membri ma, affinché entri a regime, saranno necessarie in via propedeutica l’implementazione del sistema di sdoganamento centralizzato all’importazione (c.d. CCI, previsto entro il 1 ottobre 2020) e l’implementazione del sistema automatizzato di esportazione (c.d. AES, previsto entro il 2 marzo 2020).

Tra le altre semplificazioni da segnalare vi è la possibilità di usufruire del “Fascicolo elettronico” (FE), già attualmente operativo ed utilizzato dalla Franzosini Italia S.r.l., per la presentazione dei documenti all’Agenzia delle Dogane: in pratica esso si sostanzia in una piattaforma on-line in cui l’operatore economico può inviare la dichiarazione doganale telematica, caricare i documenti integrativi in caso di controllo documentale e scaricare la dichiarazione svincolata con un notevole risparmio in termini di tempi rispetto alla procedura senza fascicolo elettronico, il tutto senza la necessità che il dichiarante si debba presentare di persona presso gli uffici della dogana.

Lo sdoganamento centralizzato modificherà sicuramente in modo sostanziale il lavoro degli spedizionieri doganali e delle imprese multinazionali che certamente vedranno delle opportunità per ridurre i loro costi doganali.

 

Le novità elvetiche derivanti dall’introduzione del progetto “DaziT”

Da parte svizzera il progetto complementare a quello europeo è denominato “DaziT”, nome composto dal termine «dazi» – ovvero dazio o più in generale dogana – e «T», trasformazione; con «IT» invece si intende indicare il ruolo centrale dell’informatica. Questo ambizioso progetto si prefigge l’obiettivo di semplificare in maniera radicale le operazioni e la comunicazione tra i clienti e l’Amministrazione federale delle dogane (AFD): grazie ad esso i viaggiatori potranno dichiarare alla dogana, ovunque e in ogni momento, la merce acquistata all’estero ed i clienti commerciali potranno accedere in ogni momento ai loro dossier presso l’AFD.

Inoltre una migliore gestione informatica dei dati e la loro maggiore disponibilità, non più legata al luogo, permetterà l’effettuazione di un’analisi dei rischi più precisa consentendo di effettuare controlli ancora più mirati ed efficaci, evitando gli spechi di risorse. In più, grazie ai controlli più efficienti ed allo scambio dei dati con i partner svizzeri ed esteri, migliorerà anche la sicurezza nel traffico internazionale delle merci.

Nella fase iniziale del programma saranno necessari degli investimenti ed un aumento temporaneo delle risorse di personale da impiegare nei controlli del traffico di merci e persone: attualmente è stato chiesto un credito di circa 400 milioni di franchi, da sbloccare gradualmente in quattro tranche man mano che i lavori di realizzazione avanzeranno. Tuttavia, a partire dal 2023, sarà possibile ridurre le spese amministrative dell’AFD, in quanto procedure più snelle e strutture maggiormente efficienti consentiranno un aumento stimato della produttività di circa il 20% (nel traffico transfrontaliero delle merci si stimano risparmi per l’economia nell’ordine di 125 milioni di franchi).

L’attuazione del programma “DaziT” si estende dal 2018 al 2026 ed avverrà a tappe in quanto la digitalizzazione integrale delle formalità doganali richiede il rinnovo completo dell’ambiente informatico, nonché di tutti i processi aziendali dell’Amministrazione federale delle dogane con obiettivo di permettere il disbrigo delle formalità al confine in modo indipendente da orari e luoghi: in un ottica futura, questo processo permetterà di ridurre i costi per le formalità doganali e sgraverà l’economia di notevoli oneri.

 

I dubbi e le preoccupazioni che nascono analizzando l’applicazione congiunta delle due novità normative

Allo stato attuale permangono peraltro delle perplessità riguardo agli effetti incrociati dell’applicazione congiunta dei due progetti ed alcune preoccupazioni per gli operatori del settore. Ad esempio, per il Nuovo Codice Doganale dell’Unione si parla della possibilità di essere autorizzati alla semplificazione dello sdoganamento centralizzato solo per gli operatori AEO, figura che diventerà sempre più centrale per il rapporto fiduciario con la dogana, ma gli spedizionieri con strutture minori che non godono di quello status che fine faranno? Sono destinati a scomparire? Inoltre, la stessa questione non è posta negli stessi termini da parte elvetica, tant’è che le semplificazioni previste sarebbero fruibili da chiunque senza distinguere tra operatori certificati AEO o meno… Insomma, l’operatore AEO è un soggetto considerato come “figura centrale di riferimento” anche in Svizzera o no?

Si è accennato inoltre alla possibilità di ridurre le spese amministrative dell’AFD a partire dal 2023, con una riduzione del personale precedentemente inserito per mandare a regime il nuovo sistema: siamo sicuri che ciò sarà possibile nei tempi prefissati e che non ci saranno ripercussioni sull’operatività doganale dal punto di vista pratico? Controlli mirati, ma quantitativamente in numero inferiore, non sono un’anticamera dell’applicazione occulta di una sorta di libera circolazione delle merci, non prevista fino ad oggi da nessun accordo tra Svizzera e UE? In più, in futuro si potrebbe andare sempre più verso controlli mirati presso le aziende e non più alla frontiera: queste verifiche interne sarebbero come cercare l’oro nel lago e non più nel fiume, con le ovvie difficoltà che ne derivano.  In più va sottolineato il fatto che la tendenza attuale dell’AFD va verso una riduzione del personale presso i valichi doganali, a partire dalle dogane minori come Brissago o Ponte Tresa, fino ad estendere questi risparmi di personale a livello generalizzato, costringendo le dogane ad un’operatività ridotta in termini di orari. Non è certamente un bel segnale e poco corrisponde alle intenzioni paventate dal nuovo progetto DaziT, che parlano della necessità di aumentare il personale doganale per far fronte all’implementazione dello stesso.

Inoltre è utile ricordare che tra i costi doganali a carico degli operatori rientra a pieno titolo la quantità di tempo impiegato per effettuare uno sdoganamento, ovvero meno tempo sta fermo un camion e maggiore è il risparmio. Peraltro si va chiaramente verso l’attribuzione di sempre maggiori responsabilità dirette per gli spedizionieri, considerati spesso obbligati in solido con le altre parti coinvolte in un’operazione di import-export; a seguito di questa considerazione, non siamo certi che i tempi di attesa per espletare le operazioni doganali verranno davvero ridotti, anzi, risulta davvero improbabile che si potrà riscontrare un netto calo dei costi di sdoganamento. Oltre a ciò, altre perplessità e dubbi riguardano come verranno gestite le emissioni dei certificati di origine preferenziale EUR 1 e le dichiarazioni di origine in fattura, per i quali la presentazione di documenti firmati in originale e le responsabilità che derivano da una scorretta applicazione delle norme fanno desumere che la presenza fisica di un dichiarante presso gli uffici doganali sia indispensabile, come già accade peraltro con l’utilizzo del fascicolo elettronico che non ha potuto semplificare o modificare le procedure già in vigore in dogana su questo aspetto.

 

Conclusioni: scegliere il giusto partner in dogana

Sicuramente negli anni a venire le fasi intermedie dei vari progetti saranno accompagnate da circolari applicative per dirimere i dubbi degli operatori, ma un fatto rimane chiaro: sarà sempre più fondamentale per le aziende scegliere dei partner doganali adeguati e pronti a cogliere tutti i benefici che questi importanti cambiamenti potranno offrire alle imprese. Franzosini beneficia già dello status di Operatore AEO con la Franzosini Italia S.r.l. ed utilizza già il fascicolo elettronico per gli sdoganamenti delle merci; i continui investimenti in ambito informatico e l’organizzazione aziendale dell’intero gruppo, orientata ad operare con procedure chiare e snelle, ci consentono di affrontare serenamente questa affascinante epoca di rivoluzioni doganali. Noi siamo pronti e voi?

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